martedì 2 giugno 2026

Acqua alle corde!

 


La celebre frase "Acqua alle corde!" è attribuita al capitano marittimo sanremese Benedetto Bresca. L'episodio storico risale al 10 settembre 1586 a Roma, in Piazza San Pietro, durante l'innalzamento dell'imponente obelisco egiziano da parte dell'architetto Domenico Fontana, per volere di Papa Sisto V.

​Ecco come andarono le cose:

  • Il divieto papale: Per garantire la massima concentrazione degli operai, il Papa aveva emanato un editto severissimo: chiunque avesse pronunciato anche una sola parola durante i lavori sarebbe stato punito con la pena di morte.
  • Il pericolo: Durante le delicate operazioni di sollevamento, le corde di canapa iniziarono a cedere e a surriscaldarsi pericolosamente a causa dell'enorme attrito, rischiando di spezzarsi e far crollare l'obelisco.
  • Il grido: Bresca, che da marinaio conosceva bene il comportamento delle corde, capì che l'unico modo per salvarle era bagnarle (l'acqua fa infatti accorciare e tendere le fibre di canapa, rendendole più resistenti). Sfidando la pena di morte, urlò a squarciagola: "Acqua alle corde!".
  • L'epilogo: L'architetto  Domenico Fontana che coordinava i lavori seguì immediatamente il suggerimento, l'obelisco fu salvato e Bresca, anziché essere giustiziato, venne graziato e ricompensato da Sisto V.

​Come premio, oltre a una pensione, la sua famiglia ottenne il privilegio perpetuo di fornire alla Chiesa di San Pietro le palme intrecciate per la Domenica delle Palme.

sabato 30 maggio 2026

Vesuvio e Campi Flegrei




A Pozzuoli, pochi chilometri da Napoli, non c’è una montagna che incute timore come il Vesuvio, c’è qualcosa di più inquietante, perché quasi non si vede.

Il Vesuvio impressiona subito. È lì che domina il golfo di Napoli. Lo guardi e capisci immediatamente di essere davanti a un gigante. I Campi Flegrei, invece, fanno paura in un altro modo: non si mostrano come un vulcano da cartolina. Sono una caldera. Un territorio vasto, abitato, attraversato da strade, quartieri, porti, case, memorie quotidiane.

Ed è proprio questo il punto che colpisce. A Napoli e nei suoi dintorni, la terra non è soltanto terra. In alcuni punti respira, si solleva, si abbassa, fuma. Il fenomeno del bradisismo, documentato da secoli, ha cambiato il volto di Pozzuoli più volte. Non è una leggenda, né un’invenzione moderna: è geologia sotto la vita di tutti i giorni.

Forse è per questo che i Campi Flegrei agitano così tanto l’immaginazione italiana. Il Vesuvio è spettacolo, presenza, verticalità. I Campi Flegrei sono invisibilità, attesa, profondità. Uno domina l’orizzonte. L’altro si nasconde sotto i piedi.

Eppure, proprio lì, la storia del vulcano e quella degli uomini si intrecciano da millenni. I Romani già conoscevano quest’area come una terra straordinaria, quasi mitica. Oggi la scienza la osserva con strumenti sofisticati, misura i movimenti del suolo, registra i gas, studia ogni variazione. Questo non significa annunciare catastrofi. Significa riconoscere una verità più sottile: ci sono luoghi in cui la normalità convive ogni giorno con una forza immensa e silenziosa.

È questo che rende i Campi Flegrei così difficili da dimenticare. Non l’immagine dell’esplosione, ma quella della vita normale sopra qualcosa che non ha mai davvero smesso di esistere.

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giovedì 9 aprile 2026

il respiro del vulcano e i suoi tremori: Campi Flegrei


Di Aldo Zollo

Professore di Sismologia Università di Napoli Federico II



I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica situata a ovest di Napoli, caratterizzata da una struttura a "caldera" e da fenomeni attivi come il bradisismo e l'attività sismica. Attualmente, l'area è sotto stretto monitoraggio a causa di una persistente attività sismica.

I Campi Flegrei, sono formati decine di migliaia di anni fa con eruzioni di enorme energia, come quelle del tufo giallo napoletano e del tufo grigio. Negli ultimi 15mila anni si contano oltre 70 eruzioni, l’ultima delle quali diede origine al Monte Nuovo nel 1538. Oggi i vulcanologi non escludono future eruzioni di dimensione moderata: eventi che, in un’area densamente urbanizzata come quella flegrea, potrebbero comunque avere conseguenze rilevanti. Ma il fenomeno che più caratterizza questa fase storica è il bradisismo: il lento sollevamento e abbassamento del suolo con oscillazioni secolari. Episodi significativi si sono verificati negli anni ’50 del secolo scorso, tra il 1970 e il 1972 e, soprattutto, tra il 1982 e il 1984, con livelli di sollevamento cumulato alla città di Pozzuoli che hanno superato il metro e sessanta in ciascuno degli ultimi due episodi. Dopo un lungo periodo di relativa quiete, conseguente ad un periodo di abbassamento, il suolo ha ripreso a sollevarsi dal 2012, con un’accelerazione evidente a partire dal 2018, raggiungendo anche punte di velocità di 3cm/mese. Questo movimento verticale è accompagnato da sciami sismici, emissioni di gas e variazioni nelle condizioni del sistema idrotermale: segnali di un vulcano attivo, e complesso, che va interpretato come un sistema naturale multi-rischio. Anche in assenza di segnali precursori di un’imminente eruzione, opportune strategie per la mitigazione dei rischi legati agli effetti su edifici, infrastrutture e popolazione del sollevamento del suolo, dei terremoti e delle emissioni dei gas, devono essere messe in atto per consentire agli abitanti dell’area di vivere in sicurezza.

Oggi l’ipotesi scientifica più accreditata attribuisce il bradisismo di quest’ultima crisi non tanto alla risalita diretta di magma (dalla profondità di circa 8km localizzata dalla tomografia sismica negli esperimenti del 2001), quanto alla pressurizzazione di fluidi caldi in profondità. Questi fluidi si accumulano in un volume di roccia-serbatoio situato sotto la caldera, a circa 2-3km di profondità, con dimensioni e geometria comparabili all’area di sollevamento. Le variazioni di pressione all’interno di questo “serbatoio” vengono trasmesse verso la superficie e amplificate dalle proprietà elastiche delle rocce di copertura sovrastanti, producendo deformazioni della superficie terrestre che si sviluppano su lunghi periodi tempo mesi o anni. I terremoti sono una conseguenza diretta di questo processo. Il sollevamento induce l’accumulo di tensione nelle rocce superficiali, costituite in gran parte da materiali vulcanici poco resistenti e facilmente fratturabili. Studi recenti hanno mostrato che questa tensione si scarica lungo fratture preesistenti, spesso associate a faglie antiche che delimitano l’area risorgente della caldera. La sismicità può manifestarsi in modo caotico, soprattutto nelle zone di risalita dei fluidi come al di sotto del cratere della Solfatara, oppure organizzarsi in allineamenti che delineano una struttura quasi ellittica, che delimita l’area di massima deformazione.

Un aspetto cruciale riguarda la magnitudo dei terremoti. Le stime ottenute dallo studio dei terremoti della crisi attuale, indicano un valore massimo intorno a 5, sulla base di modelli statistici, leggi fisiche e dati geologici di fagliazioni superficiali. Inoltre, analisi di dettaglio dei processi di frattura dei terremoti flegrei mostrano che una parte significativa dell’energia liberata non si trasforma in onde sismiche, ma viene dissipata sotto forma di calore e danneggiamento diffuso delle rocce. Questo meccanismo agisce come una sorta di “freno naturale”, limitando la crescita delle fratture e quindi la magnitudo degli eventi. Ciò non significa che il rischio sia trascurabile. Anche terremoti moderati possono generare accelerazioni elevate, come quella registrata a Bagnoli, e mettere in difficoltà edifici vulnerabili. Negli ultimi mesi, la velocità di sollevamento del suolo ha mostrato una diminuzione, accompagnata da una riduzione della sismicità in numero e magnitudo. La relazione tra velocità di sollevamento e sismicità resta complessa e non lineare: periodi di maggiore deformazione tendono a favorire eventi più intensi, ma non esiste una correlazione semplice o deterministica. In questo scenario, la vera sfida è convivere con il vulcano e con le sue inquietudini. I Campi Flegrei non rappresentano un rischio solo in caso di eruzione, ma anche attraverso deformazioni del suolo, emissioni di gas e terremoti. Per questo è necessario un approccio integrato alla gestione del rischio, che includa monitoraggio continuo, pianificazione territoriale e interventi su edifici ed infrastrutture, accompagnati da una continua azione di informazione e comunicazione alla popolazione sui rischi e le azioni messe in atto per la loro mitigazione.

La prima difesa resta infatti la qualità delle costruzioni. In Italia esiste una normativa antisismica avanzata, ma gran parte del patrimonio edilizio è stato realizzato prima della sua introduzione o aggiornamento. Il percorso avviato con il decreto “Campi Flegrei” del 2023 – che prevede la mappatura delle aree più esposte e la valutazione della vulnerabilità degli edifici – rappresenta un passo fondamentale ma iniziale. Dopo aver identificato le criticità è necessario intervenire con opere di miglioramento o adeguamento sismico: questa è la strada più efficace per ridurre il rischio e rassicurare la popolazione. Comprendere i Campi Flegrei significa accettare la loro natura dinamica. Non si tratta di eliminare il rischio, ma di conoscerlo, monitorarlo e gestirlo con strumenti scientifici e politiche adeguate. Solo così il “gigante inquieto” su cui poggia una parte di Napoli potrà continuare a essere osservato senza trasformarsi in una minaccia incontrollabile.


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mercoledì 11 marzo 2026

Il bradisismo nei Campi Flegrei

 



Il termine deriva dal greco bradus (lento) e seismos (movimento). È il segno distintivo dei Campi Flegrei: il suolo sale e scende ciclicamente a causa della pressione esercitata da gas e magma nel sottosuolo.

Le più celebri risalgono al 1969-72 e al 1982-84, quando Pozzuoli subì un sollevamento di quasi 2 metri, portando all'evacuazione del Rione Terra.

L'ultima eruzione risale al 1538, quando in pochi giorni nacque il Monte Nuovo, il vulcano più giovane d'Europa.

Il motore del bradisismo si trova a circa 3-4 km di profondità. Non è solo il magma a spingere, ma un mix complesso di fattori:

Iniezione di Magma: Nuova massa fusa che entra nel sistema e preme verso l'alto.

Gas e fluidi (Idrotermalismo): Il calore del magma scalda l'acqua nel sottosuolo, trasformandola in vapore ad alta pressione. Questa pressione "gonfia" le rocce superficiali come una spugna.


Il termine bradisismo si divide in due momenti:

Fase ascendente (positiva): Il suolo sale, accompagnato da sciami sismici. I terremoti sono causati dalle rocce che si fratturano sotto la spinta della pressione interna. È la fase che stiamo vivendo dal 2005.

Fase discendente (negativa): La pressione diminuisce, i fluidi si disperdono e il suolo torna lentamente ad abbassarsi. È ciò che è accaduto tra il 1985 e il 2004.


L'attuale crisi bradisismica è caratterizzata da una deformazione del suolo persistente.

Dal 2005 a oggi, nell'area di massimo sollevamento (Rione Terra), il suolo si è alzato di oltre 1,4 metri. Nel corso del 2025 e dei primi mesi del 2026, la sismicità ha mostrato un andamento a impulsi. La profondità degli ipocentri resta molto superficiale (spesso sotto i 3 km), il che rende le scosse molto brevi e secche, avvertite distintamente dalla popolazione con boati intensi.

Un testimone storico, il Tempio di Serapide

Il Macellum di Pozzuoli è considerato il più antico misuratore di bradisismo al mondo. Sulle sue tre colonne marmoree sono visibili i fori scavati dai litodomi (molluschi marini):

Fori in alto: Indicano che nel passato il suolo si era abbassato così tanto da immergere le colonne nel mare.

Colonne asciutte: Indicano le fasi di sollevamento, come quella attuale.

Il monitoraggio (affidato all'INGV - Osservatorio Vesuviano) serve a capire se il sollevamento è causato solo da vapore e gas o se c'è una risalita di magma verso la superficie. Al momento, i dati indicano che la dinamica è prevalentemente legata alla pressione del sistema idrotermale.

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